Turchia in rivolta e Grecia al collasso. Cronache di crisi, tra dramma e poesia

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Rimane altissima la tensione in Turchia dove i manifestanti sono determinati a portare avanti in tutto il Paese il loro movimento per più libertà e democrazia, contro la gestione autoritaria del potere del premier islamico Erdogan. Intanto in Grecia l’ultimo concerto dell’orchestra sinfonica consegna un ritratto drammatico e poetico di un Paese al collasso.

Da solo, in piedi, con le mani in tasca, una borsa e alcune bottiglie d’acqua ai suoi piedi. Erdem Gunduz, un giovane artista di strada, è rimasto così per ore, fissando le grandi bandiere turche che coprono un edificio su uno dei lati di piazza Taksim, da settimane epicentro delle manifestazioni anti-governative.

Dopo un po’ il suo atto di protesta è stato seguito da alcune centinaia di persone che si sono raccolte in forma silenziosa e pacifica nella piazza finché, sebbene non pronunciassero alcuno slogan anti-governativo, non sono stati fatti allontanare dalla polizia. Secondo alcuni testimoni, l’uomo è stato trattenuto brevemente e poi rilasciato.

‘Standing man’ o #duranadam (l’uomo in piedi) è divenuto così il nuovo simbolo delle proteste che ormai da settimane vanno avanti in Turchia.

turc

Quella di lunedì in Turchia è stata una giornata di calma blindata, dopo i durissimi incidenti di domenica ad Ankara e Istanbul, dove è stato picchiato e arrestato anche il fotografo italiano Daniele Stefanini, rilasciato ieri. Stefanini, recatosi ad Istanbul per scattare delle foto della protesta, si considera fortunato per non aver subito le lesioni alla testa che ha visto su tanti manifestanti. Il 28enne livornese ha raccontato a Radio Capital di aver fotografato “immagini forti con nasi rotti, teste spaccate, molta violenza, molta confusione”.

E in Turchia la tensione rimane altissima. I manifestanti cacciati con estrema brutalità sabato sera da Gezi Park sono determinati a portare avanti in tutto il Paese il loro movimento per più libertà e democrazia, e contro la gestione autoritaria del potere del premier islamico Recep Tayyip Erdogan.

Il vicepremier Bulent Arinc ha confermato il pugno di ferro, avvertendo che d’ora in poi le manifestazioni verranno considerate illegali e subito represse, e che se sarà necessario il governo farà intervenire anche l’esercito.

Mentre l’opinione pubblica e molte istituzioni internazionali denunciano la violenta repressione della polizia turca, il movimento Occupygezi lancia un messaggio da Gezi Radio.

“Ormai tutti sapete dell’evacuazione di Gezi park di ieri… (…) Noi non siamo vittime. Per piacere non focalizzatevi solo sulla violenza della polizia. Quel che fanno è terribile ma noi siamo qui per portare avanti una lotta, una lotta perché non vengano fatti profitti sui beni comuni, una lotta al fianco dei nostri fratelli greci che manifestano contro l’oscuramento della tv pubblica, una lotta al fianco dei nostri fratelli italiani no tav che resistono in valle contro grandi speculazioni sulla terra, e al fianco dei nostri fratelli a San Paolo. Siamo cittadini, il nostro dovere è difendere i beni comuni. Non ci sono diritti su cui si può contrattare”.

Paesi e crisi differenti, diverse le ragioni di un malessere che sfocia nella protesta. Un filo invisibile di solidarietà unisce però persone lontane geograficamente.

Così, mentre la protesta silenziosa di ‘Standing man’ diviene il simbolo della rivolta turca, le immagini e le note dell’ultimo concerto dell’orchestra sinfonica nazionale greca (che dopo 75 anni chiude per mancanza di soldi) dipingono e accompagnano, tra dramma e poesia, un Paese al collasso.

L’esibizione, seguita in piazza da decine di migliaia di persone e rimbalzata sul web, si è tenuta nella sede della tv pubblica della Grecia Ert la cui chiusura, annunciata nei giorni scorsi, è stata temporaneamente annullata.

di Alessandra Profilio

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