TE LO DO IO IL SOVVERSIVISMO!

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Oggi i giornali progressisti danno l’allarme: «Berlusconi vuole scatenare la piazza contro i giudici e la democrazia!» Insomma, siamo al solito mantra del sovversivismo delle classi dirigenti, contro il quale occorre organizzare un bel fronte comune per mettere in salvo la Repubblica nata dalla resistenza. Per la lotta di classe “pura”, “senza se e senza ma” c’è sempre tempo. Al massimo possiamo sperare di mettere una bella patrimoniale affinché anche i ricchi piangano, mettere in galera i politici corrotti, uscire dall’euro, per non fare la fine della Grecia e di Cipro, e nazionalizzare tutto ciò che può essere nazionalizzato: dalle banche all’aria che respiriamo. È il “socialismo” con caratteristiche fasciostaliniste, con un’aggiunta di keynesismo che fa sempre bella figura.

Per chi scrive il problema non è il «populismo cattivo» di Berlusconi o quello «buono» di Grillo, secondo la miserabile distinzione teorizzata ultimamente dagli intellettuali “de sinistra” desiderosi di salire sul carro dei nuovi vincitori, con la poco segreta speranza di condurlo verso approdi più tradizionali e rassicuranti – per loro. Avete presenza il colesterolo? C’è quello buono e quello cattivo. Ho rubato la risibile analogia “biopolitica” al progressista Enrique Gil Calvo, editorialista del País.

A mio modesto avviso a chi, come me, vuole conquistare un punto di vista critico-radicale sul mondo deve piuttosto inquietare l’impotenza politica e sociale delle classi dominate, un’impotenza che oggi si cela dietro il manganello di turno, impugnato da operai, precari, disoccupati, lavoratori autonomi, piccoli e medi imprenditori ecc. come corpo contundente idoneo a colpire violentemente l’odiata “casta”. Il problema non è il «sovversivismo delle classi dirigenti» ma l’assenza del sovversivismo delle classi dominate, ipnotizzate dal vendicatore di turno, si chiami Benito, Silvio o Beppe.

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