Enrico Letta e Samaras Meeting for Schmucks

Meeting Samaras Letta

Data memorabile quella di ieri, 29 luglio 2013, perché siamo stati testimoni di un evento storico della massima portata: la stretta di mano di due leader di caratura mondiale.

Così come Nixon e Castro nel ’59, Frederik Willem de Klerk e Nelson Mandela alla cerimonia per l’attribuzione del premio Nobel per la pace nel 1993 o Yitzhak Rabin e Yasser Arafat in occasione della sottoscrizione degli accordi di Oslo nel settembre del ‘93, così ieri, si sono dati la mano Enrico Letta e Antonis Samaras.
Chiaramente il nome di Letta regge poco se paragonato a uomini del calibro di Castro, Mandela o Rabin; stesso vale per Samaras. Quando mai avremo occasione di rivedere due sciagure simili che calcano lo stesso palco, mentre si lodano a vicenda e, purtroppo per noi, fanno programmi per il futuro?

L’augurio sarebbe mai. Però già che questo giorno è arrivato, tanto vale celebrarlo.
Così, mentre in Grecia si fa letteralmente la fame e in Italia certo non si banchetta con il vitello grasso, Letta, come fece il suo predecessore prima di lui Mario Monti, prevede per la Grecia e sottinteso per l’Italia una prossima ripresa: “La Grecia sta uscendo dalla crisi e l’Italia dovrà stargli vicino” poi ” attendiamo le sue riforme” ha detto Letta con voce vibrante di emozione per l’alto momento istituzionale.
Se non ci fosse da piangere, forse ora saremmo piegati in due dalle risate, tanto è stridente l’ossimoro proposto da Letta.
Chissà poi Enrico Letta dove caspita trova il coraggio di parlare di riforme in Grecia, dopo che ostaggi della Troika hanno dato praticamente tagliato su tutto e rinunciato a tutto. Ogni servizio è ridotto ai minimi termini e i cittadini sono talmente impoveriti da non aver denaro per farsi curare e pagare le medicine. E come fa Letta, dopo aver rimandato ogni impegno programmatico, a consigliare agli altri di fare le riforme? E le nostre? Il riferimento chiaramente non è all’ignobile tentativo di calpestare la nostra carta costituzionale con la revisione dell’art. 138, quanto le riforme vere, quelle di cui il Paese ha bisogno. Quelle per le quale Re Giorgio Napolitano, investito di un secondo mandato, gli ha conferito l’incarico di governo insieme ad Alfano: riforma della legge elettore, tagli ai finanziamenti dei partiti etc.
Nel nostro paese le riforme che i cittadini attendevano da anni, prima tra tutti la definitiva liquidazione della casta e dei suoi appannaggi non ci sono state. Samaras e Letta insieme sono come il bue che dice cornuto all’asino.
“Abbiamo bisogno di una politica che combini riforme con la crescita” dice Samaras “L’Europa, nella storia e nella mitologia è nata qui e qui dovrà rinascere” risponde Letta dopo aver sostenuto il governo che Europa ha votato i provvedimenti che hanno polverizzato l’economia greca e il suo sistema sociale.
Accidenti che pensieri profondi: prima Samaras accetta tutte le condizioni imposte dell’Europa, taglia ovunque possibile, mette sul piatto la testa dei suoi stessi connazionali senza chiedere e di conseguenza ottenere il benché minimo sconto, senza opporre nessuna resistenza, nonostante il tasso dei suicidi sia aumentato del 40% dall’inizio della crisi. E Letta non fa certo di meglio; è solo più limitato nell’azione, perché dopo i disastri compiuti dalla purga Monti, a casa nostra da tagliare è rimasto ben poco.
Comunque meglio ricordarci che ieri 29 luglio abbiamo avuto l’occasione di vedere insieme i due peggiori leader d’Europa, peccato che all’appuntamento non sia stato inviato il signor Mariano Rajoy, così avremmo potuto avere i podio al completo.

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