È PIU FACILE CHIEDERE LE DIMISSIONI CHE METTERE IN DISCUSSIONE UNA CULTURA. A PROPOSITO DELLE BATTUTE DELL’ON. CALDEROLI

Simbolo maschilismo

Nei primi anni del novecento il medico saggista P. J Moebius pubblicò a Vienna un libretto, intitolato “L’inferiorità mentale della donna”, che ebbe un successo strepitoso. Con assoluta convinzione scientifica, Moebius voleva dimostrare che il cervello delle donne era simile a quello dei negri che i colonialisti consideravano mentalmente inferiori alla “razza bianca”. Suggeriva alle famiglie e agli stati di risparmiare i soldi per l’istruzione dei negri e delle femmine. Oggi, nell’anno 2013, un deputato dell’Italia repubblicana, parlando a un raduno leghista nel Nord, ha paragonato la ministra Kienge di origine africana a una scimmia orango e dichiarato che potrebbe fare bene il ministro in Congo, suo paese di nascita. Quel deputato si chiama Calderoli, è mediamente istruito e fa parte dello stesso partito, la Lega Nord, della dirigente padovana che poco tempo fa ha invocato lo stupro della Kienge per farle sperimentare l’esperienza di violenza sessuale subita da una donna per opera di un immigrato. Ora c’è chi, come Gad Lerner (La Repubblica, 15 lug.) chiede le dimissioni di Calderoli. Lui, nelle pagine dello stesso quotidiano, risponde che non ci pensa proprio. E ha ragione. Chissà quanti/e l’hanno applaudito quando ha sproloquiato a Bergamo all’incontro leghista, perché in fondo il pensiero dell’austriaco medico Moebius attraversa ancora le menti europee; soprattutto dell’Europa del Sud. Con il chiederne le dimissioni -perché offende le istituzioni- certo ci si appella all’art. 3 della Costituzione, ma si finisce per sottrarre importanza sociologica alla cultura che permea ancora l’italianità razzista e misogina. Che si manifesta anche nel padre napoletano che uccide il fidanzato della figlia perché non gli aggrada, si arroga in fondo l’antico diritto di proprietà dei figli /e della moglie. Quattro giovani marocchini un mese fa a Brescia hanno importunato una ragazza che stava con il partner. Alcuni giorni dopo hanno di nuovo incontrato il ragazzo e l’hanno assalito e malmenato. In questi giorni estivi alcuni ragazzi dell’est Europa, sempre a Brescia, hanno inviato direttamente all’ospedale il partner di un’altra ragazza da loro pesantemente importunata e da lui difesa. Sono episodi che fanno parte di un’antica storia di comportamenti segnati dalla cultura patriarcale, che permane intatta nelle pieghe di una società; per tanti aspetti profondamente cambiata. Cambiamenti intollerabili come l’emancipazione femminile che può portarle fino a qualche ministero. Se poi si tratta di donne provenienti dalle ex colonie, a molti scoppia la testa e così fuoriescono le “battute”. Una battuta, una semplice battuta, ha detto lo stesso Calderoli e gli hanno fatto eco i leghisti. Ai tempi del razzismo americano degli anni sessanta e settanta, gli afroamericani reagivano anche molestando le donne bianche fino allo stupro. Non pensavano di offendere le donne, bensì i loro mariti, padri, fidanzati ritenuti i proprietari dei loro corpi. Gli emigrati maschi e i maschi autoctoni probabilmente applicano inconsapevolmente lo stesso dispositivo culturale in offesa e in difesa. Il 15 giugno a Ballarò un’anziana antropologa di nome Amalia Signorini, ha raccontato una sua ricerca per dimostrare che Berlusconi “ha sdoganato il machismo all’italiana e la prostituzione”: facendo uscire dal chiuso dei bar o delle feste, le battute dei maschi italici sulle donne. Legittimando anche pubblicamente i comportamenti machisti. Le parole, l’analisi dell’antropologa a Ballarò infastidì molto l’ex ministra dell’Istruzione M. Gelmini. Si capisce: per la prima volta in una trasmissione politica non si sentiva soltanto parlare, e ragionare, in politichese. Insomma, era stato fatto un po’ di spazio alla cultura con la C maiuscola. È questo che occorre fare, subito. Le dimissioni fanno parte delle cure palliative.

Ileana Montini

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